12) Hume. La simpatia.
Hume sottolinea l'importanza straordinaria della simpatia nei
rapporti umani e nel modo in cui essi sono in grado di
incrementare la coesione sociale.
D. Hume, Trattato sulla natura umana, Libro secondo, Parte prima,
Sezione undicesima (pagina 269).

Nessuna qualit della mente umana  pi notevole, in se stessa e
nelle sue conseguenze, della nostra propensione a simpatizzare con
gli altri e a riceverne, comunicando con loro, le inclinazioni e i
sentimenti, sebbene diversi o contrari ai nostri. Ci non  solo
evidente nei bambini, che accolgono ogni cosa diamo a intendere
loro, ma anche in uomini maturi di giudizio e d'intelletto che
trovano difficile seguire la propria ragione e le proprie
tendenze, in opposizione a quelle dei loro amici e compagni
quotidiani. A questo principio dobbiamo attribuire la grande
uniformit che osserviamo nel carattere e nel modo di pensare
degli individui di una nazione; ed  molto probabile che questa
rassomiglianza sorga pi dalla simpatia che da qualche influsso
del suolo e del clima, i quali, pur restando sempre gli stessi,
non possono tuttavia conservare uguale il carattere di una nazione
per centinaia d'anni. Un uomo di buon carattere condivide subito
l'umore della compagnia in cui si trova ed anche l'uomo pi
orgoglioso e scontroso si lascia un poco influenzare dai suoi
compaesani e conoscenti. Un contegno allegro infonde nel mio animo
una notevole soddisfazione e serenit, uno scontroso e triste mi
getta in un improvviso abbattimento. Odio, risentimento, stima,
amore, coraggio, allegria, malinconia, sono tutte passioni che
sento pi per il rapporto con gli altri che per mio temperamento e
disposizione naturale. Un fenomeno tanto notevole merita la nostra
attenzione e deve venire ricondotto ai suoi princpi.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 931-932.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/6. Capitolo
Undici/2.
13) Hume. Simpatia e morale.
Secondo Hume la simpatia costituisce la fonte principale delle
distinzioni morali. Essa si affianca al criterio dell'utile per
spiegare l'insieme degli atti morali e delle virt.
D. Hume, Trattato sulla natura umana, Libro terzo, Parte terza,
Sezione prima-terza (pagina 270).

Per scoprire la vera origine della morale, e quella dell'amore e
dell'odio che deriva dalle qualit morali, dobbiamo considerare
nuovamente la natura e la forza della simpatia. Gli animi degli
uomini sono simili nei loro sentimenti o nelle loro operazioni, n
esiste un sentimento che si produca in una persona di cui non
partecipino, in qualche grado, tutte le altre. Come quando ci sono
delle corde ugualmente tese, se una si muove il suo moto si
comunica a tutte le altre, cos ogni sentimento che noi possiamo
provare passa facilmente da una persona a un'altra e produce nelle
creatura umane i movimenti corrispondenti. Quando io scorgo nelle
voci o nei gesti di una persona gli oggetti di una passione, il
mio animo trascorre immediatamente da questi oggetti alle loro
cause, e si forma una idea della passione talmente viva che si
muta subito nella passione medesima. Similmente quando avverto le
cause di qualche emozione, il mio animo  portato agli effetti ed
 preso da una grande emozione...
Ora noi siamo certi che la simpatia  un principio potentissimo
nella natura umana. Siamo anche certi che essa esercita una grande
influenza sul nostro senso della bellezza, sia che riguardiamo gli
oggetti esterni sia che giudichiamo della morale. Noi troviamo che
essa ha forza sufficiente per produrre i pi forti sentimenti di
approvazione quando opera da sola e senza il concorso di altri
princpi, come nei casi della giustizia, dell'obbedienza, della
castit e delle buone maniere. Possiamo osservare che tutte le
circostanze richieste per le sue operazioni si trovano nella
maggior parte delle virt, che hanno una tendenza al bene della
societ o della persona che le possiede. Se si confrontano tutte
queste circostanze, non avremo dubbi che la simpatia costituisce
la fonte principale delle distinzioni morali. La giustizia 
certamente approvata perch tende al bene pubblico, e questo ci
lascia indifferenti a meno che la simpatia non ci interessi ad
esso. Lo stesso possiamo presumere a proposito di tutte le altre
virt che abbiano un'uguale tendenza al pubblico bene. Tali virt
derivano il loro merito dalla nostra simpatia per quanti ne
ottengono qualche vantaggio; cos le virt che tendono al bene
della persona che le possiede derivano il loro merito dalla
simpatia che nutriamo per essa.
La maggior parte degli uomini conceder prontamente che le qualit
utili dello spirito sono virtuose appunto per la loro utilit.
Questo modo di pensare  cos naturale ed  tanto frequente, che
pochi esiteranno ad ammetterlo. Una volta concesso questo, occorre
necessariamente riconoscere la forza della simpatia. La virt 
considerata come mezzo a un fine. Ora i mezzi rispetto a un fine
sono valutati solo quando il fine  valutato. Ma la felicit degli
estranei ci colpisce unicamente per la simpatia, ed  dunque a
questo principio che dobbiamo attribuire il sentimento di
approvazione per tutte le virt utili alla societ o alla persona
che le possiede. Questo fatto costituisce la parte pi notevole
della morale.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 934-935.
